Che tipo di genitore sei? Quello che si sacrifica

C’è un’età in cui avverti forte il desiderio di avere un figlio.

Almeno per me è stato così. Non so se questo accade per dare un senso alla tua vita o soltanto per la curiosità di appurare il grado di somiglianza del tuo viso al suo, fatto sta che giunto vicino ai 40 anni questo pensiero era per me divenuto dominante, quasi ossessivo.

Tanto d’aver dovuto quasi insistere perché il mio bisogno di paternità si tramutasse in un progetto di coppia, fosse cioè condiviso e ricercato da entrambi i partner.

Ma non avevo messo in conto una cosa: che dal momento nel quale sarei ufficialmente diventato papà, nella mia vita avrebbe fatto la sua comparsa la parola “sacrificio”.

Ancor oggi, a distanza di anni dalla prima paternità, lotto spesso con me stesso per concedermi qualche uscita serale, per rivedere vecchi amici single e non trascorrere il tempo sempre immerso in contesti familiari, per non perdere del tutto gli hobby e gli interessi che avevo un tempo. Devo confessare che la mia famiglia si è ormai tramutata in un polo d’attrazione formidabile.

Una sola cosa mi aiuta nel sottrarmi alla forza di gravità che mi porta ad essere costantemente presente, le inattaccabili verità che se ti fosse capitata in sorte una moglie psicologa, come nel mio caso, ti saresti sentito ripetere:

“Fai attenzione a non rinunciare completamente alla tua vita in funzione della soddisfazione dei figli ed anche a non esonerarli da qualsiasi dovere domestico. Ricordati che mettere in atto continue rinunce e sacrifici (per l’aspettativa recondita che i figli un giorno raggiungendo il successo nella vita fungeranno da ricompensa) li porterà a sviluppare una totale assenza di rispetto nei nostri confronti. Saranno invogliati a scappare da quell’aria densa di aspettative, preoccupazione ed ansia che pervade la casa”.

Fortunatamente le mie sono state sempre e soltanto piccole rinunce fatte con estremo piacere, però la prospettiva di caricare pesanti fardelli sulle spalle dei nostri figli mi ha fatto riflettere e propendere per un sistematico boicottaggio degli atteggiamenti eccessivamente sacrificanti, in modo che sin da bambini possano in ogni momento avere il controllo e la responsabilità sulla propria vita.

In conclusione però mi chiedo: perché mai dev’essere così complicato fare il genitore?


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