I 40 anni, una splendida età

Sono arrivato a metà della mia vita e non me ne sono accorto.

Ho scoperto l’altro giorno di avere più di quarant’anni ormai. Forse dovrei dire semplicemente “già”. “Ormai” fa un po’ triste. Tutto sommato è una bella età. Dicono che sia l’età della consapevolezza. Sembra essere diventato un mantra.

Tutti diciamo così.  “A quaranta e rotti anni puoi finalmente goderti la vita”. Realizzato nel lavoro, “Ora c’è da raccogliere i frutti.” Altro mantra.

Ho cominciato a costruire la mia vita fin da ragazzo. Scuola, maturità, niente laurea. Voglio lavorare. Voglio guadagnare. Lavoro. Sopravvivi alla crisi. Alle crisi. Ti inventi un lavoro e lo trovi. Da grande voglio fare… e poi lo fai. Succede, e a me è successo. Sogni una casa. Sogni l’indipendenza. Desideri una donna. E anche una famiglia. Sogni ed i desideri si avverano se li pronunci a voce alta.

Ed ora eccomi qua. Una casa calda ed accogliente. Una donna al tuo fianco e la tua donna ha te. Dei bambini che girano per casa, giocattoli colorati e musicanti, non c’è mai da annoiarsi, mille cose da fare, film da vedere tutti insieme, le vacanze in posti belli con l’auto nuova presa grande così ci sta tutto, vedere crescere i tuoi bimbi e guardarli diventare ragazzi. La commozione ai primi balletti e canti e partite al campo sportivo o gare in piscina. Le soddisfazioni quando portano a casa le prime pagelle. I primi discorsi da grande dei tuoi figli, con dibattiti ed opinioni. Gli incontri con gli altri genitori e le compagnie nate tra le uscite di scuola, i capannelli di madri padri e figli che giocano mentre i grandi chiacchierano amabilmente di quanto sia bella la vita della famiglia e la soddisfazione di avercela fatta. Bello, non si può negare. Visto da fuori un bellissimo quadro da appendere vicino alle foto ed i disegni attaccati al frigorifero e le tacche della crescita  sugli stipiti delle porte. Un risultato di cui andare fieri. E le pacche dei padri sulle tue spalle.

Ma la verità è anche un’altra. Dietro tutto quest’oro si celano lati della medaglia che invece non vengono mostrati affatto. Tenuti nascosti perché forse è meglio non farli vedere. E neanche tanto belli da andarne fieri. Perché lederebbero la patina lucida che mi sono messo addosso.

Ormai è tutto stretto in casa, vorrei uno spazio tutto mio, la mia donna mi sta sempre addosso e mi opprime, è tutto pieno di cose di bambini e abiti smessi e giocattoli ormai obsoleti che non so dove stipare. Non riesco neanche più a vedere una partita o un film tutto mio perché il settanta pollici ci sta meglio attaccato alla consolle 3D a 4K e 2000GB interconnessa con mezza città online. E l’altra metà della banda internet è ormai occupata dall’on demand. A me rimane solo il 3G a consumo, che a metà mese è già quasi esaurito e non potrò neanche chattare in santa pace ed in segreto.

L’auto nuova ormai è una soffitta. E l’altro giorno il saggio di danza è durato dodici ore e volevo morire di ipoacusia dopo i canti di natale. E poi, secondo me, mio figlio nuota meglio del figlio della Carla che è più alto si, ma ha le spalle più piccole. Che poi la Carla è anche una bella donna, anche se suo marito fa lo scemo con mia moglie. Ho scoperto tra l’altro che l’hard disk è partito e si è portato con se milioni di fotografie fatte in anni di estenuanti appostamenti ai lati dei vari palchi e aule magne. Mio figlio ha cambiato scuola: i genitori degli ex compagni non mi riconoscono più. E prende note in classe perché mette i vocabolari sulle porte mezze aperte per tramortire la prof che gli sta antipatica. Ed io ho un’amante ma non ho mai tempo per incontrarla. Vorrei fare le vacanze con lei su di un’isola deserta, ma mi ritrovo sull’Adriatico insieme a mezza Italia e con due figli musoni ed annoiati ed una moglie con troppi chili addosso, che tanto non la guardo neanche più.

La verità che mi vien da confessare è che ho passato metà della vita a costruirmi qualcosa in cui mettermi comodo e di cui andare fiero per la cura e l’amore e l’entusiasmo che ho avuto.

E l’altra metà a cercare di scappare da esso, perché non è proprio come lo avevo immaginato e sognato. Se non a distruggerlo addirittura.

Tutto ciò mentre perdo di vista il fatto che in tutto questo tempo mi sono bruciato gli anni in cui io avrei dovuto godermi finalmente la vita e i suoi successi, ed invece mi guardo e mi dico: guarda cos’hai fatto!  Guarda quanto tempo hai sprecato invece di goderti quest’età fantastica! Ti sei rinchiuso in una vita fatta di continue discussioni in casa, decisioni da prendere, vite da guidare ed indirizzare, problemi da risolvere e questioni spinose da dipanare.  Mentre fai credere a te stesso e agli altri di essere un genitore esemplare.  Invece di pensare a te stesso ed alla tua splendida età che non ti stai godendo. E solo quando ormai hai quasi cinquant’anni, deluso di come ti siano andate le cose, quando ti volti indietro per salutare tristemente i tuoi dieci anni di mancata vita fantastica che non torneranno mai più e senti di aver perso occasioni da favola, capisci di aver vissuto dieci anni di vita fantastici.

Una splendida età.


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