Amore 2.0

E’ bello innamorarsi. Tutti lo sanno. Nessuno ne è esente. A quattordici anni, che non sai neanche perché ti accade. A venti anni e scopri un mondo nuovo. E che mondo. A trenta e ti sposi. A quaranta e hai l’amante. O non hai niente perché intanto hai mandato tutto a bagno o ti hanno mandato a bagno.

Vedi una persona che ti entra nel cervello senza chiederti il permesso e capisci dopo un po’ che ti circola anche nelle vene e arriva fino al cuore. La osservi muoversi nel suo mondo e quel mondo diventa il tuo. La incroci per strada. Impari a memoria i suoi lineamenti e se ti va bene ascolti la sua voce e diventa la nona di Beethoven. E sogni quel viso in cima a quel corpo come se non ci fosse altro da sognare. E questo è quello che ti abitui a fare nel mondo in cui vivi e ne impari le leggi e la forma.

Poi un bel giorno quando tu hai già imparato le regole dell’attrazione e del gioco della seduzione, inventano il computer e tutto quello che ne è conseguito dal suo arrivo. Internet compreso. E diventa obsoleta la piazza, la via principale del luogo dove sei nato, dove abiti, dove adocchi e cerchi di seguire chi ti sta a cuore. E diventa obsoleto anche il mitico PostalMarket, che neanche Word riconosce più come vocabolo esistente e continua a segnartelo come errore.

Figo. Ci puoi giocare, lavorare, scrivere, calcolare, stampare, fare foto, fare video, guardare film. Insomma, si appropria lentamente della tua vita, mentre tu non te ne accorgi. Poi scopri che c’è un altro modo di usare il pc. Puoi metterci anche il resto della tua vita dentro tanto c’è già per metà. Puoi crearti un mondo parallelo nei modi più disparati che conosciamo ormai bene tutti. Nonni compresi. E c’è un ulteriore mondo sconosciuto ai puristi che è quello delle chat, a vari livelli di segretezza. E qui accadono cose incredibili a mio avviso. Si può incontrare gente e approfondire conoscenze in esperienze e in modi mai visti prima.

Esistono siti e ne ho le prove, dove inventi un nome, accattivante o meno, a seconda del tuo fine e del tuo scopo, e cominci a cercare gente che potrebbe pensarla come te e cercare quello che cerchi tu. La regola principale comunque è non chiedere mai “cosa cerchi veramente?”. Dopo essere diventati abili in questa raffinata ricerca potrebbe capitarti di conoscere un tuo affine contatto con cui cominci una lunga serie di messaggi telegrafici. Impari la complessa arte della punteggiatura che avevi lasciato sui banchi delle elementari, e per i più arditi c’è anche la possibilità di cimentarsi tra congiuntivi e condizionali, affidando la buona sorte al correttore automatico. Per gli esperti c’è anche la costruzione del periodo e la consecutio temporum ma quella è per appassionati. Tutto questo perché diventa fondamentale riuscire a esprimere un pensiero, specie quando il dialogo diventa via via più intenso, senza generare confusione, incomprensione se non musi lunghi una settimana o peggio la cancellazione definitiva dalla lista dei contatti.

Bene. Se si sopravvive a tutta questa prima fase altamente selettiva e per qualcuno di cuore debole, anche traumatica, si approda nell’eden del contatto virtuale. E qui ci si instaurano rapporti che vogliono surrogare il mondo reale. Nel vero senso della parola, cioè sostituire tutto quello a cui siamo stati abituati fin da ragazzini. Con risultati che a volte sono paradossali. Dopo cinquemila messaggi si è amici e si conosce già il modo di esprimere i concetti senza creare equivoci da entrambe le parti. Dopo diecimila può accadere… di voler approfondire. E qui comincia il delirio tremendo della descrizione fisica dove tra oggettività e soggettività c’è un universo intero non ancora esplorato e i migliori sociologi e psicologi potrebbero fare scoperte sensazionali, da Nobel. Riscrivere la Psicanalisi. E smentire o confermare una volta per tutte Freud a favore di Jung.

Superato il test della fisicità se accuratamente documentato con foto e confronto acustico della voce si fuga ogni dubbio altrimenti ci si affida all’immaginazione. La cerebralità e via discorrendo…fa il resto. Germoglia qualche volta qualche spunto emotivo che ben presto vuole diventare grande e sfociare nell’Amore. E qui succede l’irreparabile. Ci si affida alle emozioni del cuore e dell’immaginazione e ci si dedica anima e cuore a qualcuno dall’altra parte che è ormai intimo nella nostra vita perché ci segue in bagno, talvolta al lavoro, a tavola, in macchina ai semafori e qualche volta anche sotto le coperte. Più dell’amore vero! Ventiquattro ore su sette giorni.

I più casti e puri non hanno neanche minimamente presente di come sia realmente l’altro dall’altra parte. Hanno basato la conoscenza su una descrizione o sulle percezioni. Si affidano all’idea che hanno intanto costruito ed innestato nella loro mente e se ne potrebbero anche innamorare perdutamente…! Di un’idea. O nel caso diverso affidare le proprie speranze e i propri sogni a qualcuno che in realtà hanno solo immaginato. Fantasticato su una persona di cui si percepisce solo la parte mentale, una parte di se stessa tralasciando particolari e dettagli che nella realtà sono fondamentali. E tutto questo viene traghettato inconsapevolmente fino alla soglia del fatidico incontro…! Con risultati molto spesso esilaranti, spesso impattanti emotivamente. Come scartare un regalo tanto sospirato e sognato e scoprire che è tutto sbagliato, non come doveva essere, con delle note stonate. Non come lo si era immaginato!

Un’idea di per sè non può certo essere confrontata con la realtà perché non ne fa parte. Allora ci si scontra con essa perché non è mai come lo si era pensato, fantasticato. Ci si può certo innamorare di un’idea. Il difficile è farla poi stare a forza in un corpo reale, con immensa delusione.  Amore compreso.

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