Alla ricerca di noi

In un’epoca in cui si ha immediata disposizione di tutte le modalità di trasporto impensabili fino a qualche decennio fa, viaggiare e spostarsi è una condizione che accomuna una gran mole di persone.

Si viaggia e ci si sposta per i più svariati motivi: se fino a qualche decennio fa era una prerogativa di pochi facoltosi che avevano le possibilità economiche e culturali di visitare per periodi più o meno lunghi luoghi lontani dai propri, o di gente costretta ai famosi viaggi della speranza in cerca di cure non disponibili nei paesi di origine, ormai è pressoché normale ed usuale incontrare persone abituate agli spostamenti, e che fanno della precarietà “residenziale” la propria cifra caratteristica…

Di certo nel computo dei grandi numeri l’instabilità economica gioca un ruolo non irrilevante in questi movimenti oramai generalizzati, ma è chiaro che tale ruolo non è paragonabile a quello ricoperto nel secolo passato.

Capita infatti che altri fattori ed altre esigenze spingano a decisioni perentorie e nette e ci si ritrova con tantissimi quarantenni, con una vita professionale non necessariamente precaria, che decidono di azzerare tutto quello che hanno raggiunto per ricominciare altrove.

Si parte per non tornare più, si parte per seguire l’amore, si parte per ritornare cambiati, si parte per cambiare vita o per cambiare se stessi, o per ricominciare.

Incoscienza o coraggio? Irriconoscenza verso ciò che la vita ha finora concesso loro o strenua difesa di una fantomatica libertà da cercare altrove?

Ho sempre considerato oltremodo affascinante e coraggioso chi si imbarca in un’avventura del genere, chi in maniera più o meno romantica lascia il porto sicuro in cui finora è vissuto alla ricerca di altro, chi non ha paura di mettere in gioco se stesso e quel poco o tanto che ha.

Questo desiderio di fuggire, o di scappare, di azzerare e ricominciare fino a che punto ha senso?

Ha senso lottare per farsi accettare, snaturare le proprie abitudini, sacrificare i rapporti stabili e sicuri in nome di questa fantomatica libertà? Tutto questo con la quasi certezza che è quasi impossibile costruire nuove amicizie o qualcosa che vada al di là di relazioni più o meno superficiali.

Rispondeva ad una logica e ad un’esigenza ben precisa l’immigrazione economica che ha caratterizzato ampi periodi del secolo scorso. Allora era ben chiaro il motivo dei sacrifici di intere famiglie e la ricerca di una sicurezza materiale ne costituiva un elemento determinante.

Forse, in maniera romantica, siamo tutti nomadi, sempre alla ricerca di nuovi porti, incapaci di mettere radici e di sperimentare dipendenze geografiche.

Sempre in fuga, ma da cosa? Mettersi in gioco, ma perché?

Tutte questa “anime viaggiatrici” coinvolte in questa smania sono in fondo a conoscenza di una verità abbastanza scontata: quest’altro a cui si approda, questo orizzonte raggiunto, il luogo designato a definitiva sede, non sono altro che un nuovo punto di partenza, un nuovo porto da cui salpare.

Altri nuovi volti, altri nuovi orizzonti stanno già prendendo forma, altre pseudo-esigenze stanno sorgendo, al solo scopo di assecondare questa spasmodica inquietudine.

Forse non serve neanche scomodare teorie psicologiche varie per capire il vero nocciolo del discorso: tutto questo frenetico spostarsi senza requie e questa incapacità di stare fermi in un posto ha evidentemente a che fare con qualcosa che è dentro di noi e con cui ci rifiutiamo di fare i conti.

Siamo noi ciò da cui fuggiamo e allo stesso tempo ciò che cerchiamo e le radici che non riusciamo a mettere in nessun luogo fisico sono quelle radici che non riusciamo a mettere in noi stessi.

Però intanto le esistenze ci passano accanto e gli specchi inesorabili ci ricordano che la vita scorre più o meno velocemente.

A questo punto è questione di sopravvivenza: si deve riconoscere che i fantasmi che si rincorrono o da cui si fugge non appartengono ai luoghi del mondo, ma al nostro più intimo essere.

Per farlo bisognerebbe sforzarsi di non farsi trascinare da questa sorta di ansia e fermarsi.

Altrimenti il rischio sarebbe quello di ritrovarsi di fronte a se stessi confusi e sconcertati, alla ricerca di cocci sparsi nei vari luoghi vissuti per cercare di fare una bozza che assomigli vagamente a quello che siamo, o che crediamo di essere.


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