Ritrovare me stessa

Era nata male questa vacanza, non so bene perché. Avevamo deciso il periodo già da inizio anno, lui doveva prenotare le ferie, io avevo più flessibilità. Prima settimana di giugno, Gran Canaria: scelta logica, ci mancava solo quell’isola e le altre ci erano piaciute molto, così diverse le une dalle altre.

Non mi è mai piaciuto prenotare un viaggio, ci sono tante persone che leggono libri sui posti dove vanno, smanettano in internet per trovare offerte, guardano le recensioni di ogni hotel. A me tutto questo non piace.

Le vacanze nelle altre Isole Canarie le avevamo prenotare in agenzia, spendendo molto di più ma sicuramente in modo più rilassato: di solito andavamo in agenzia qualche giorno prima della partenza e poi via, senza problemi, con le spalle coperte.

Stavolta no, i soldi da spendere erano meno e allora abbiamo (meglio dire “ho” visto che lui non sa neanche accendere il computer) cercato in internet. Quello che per altri è un gioco divertente per me è stato uno stress assurdo. Ho anche chiesto aiuto a un’amica che mi ha indirizzata e una settimana fa mi sono decisa a prenotare, piena di dubbi, avvolta dall’ansia.

La prenotazione è stata una odissea, avevo ricaricato la carta il giorno prima ma qualcosa non ha funzionato e la banca ha bloccato la carta: niente codici e niente possibilità di andare in banca visto che era sabato. Ho rifatto la prenotazione al telefono (che bello parlare con una persona invece di fissare uno schermo) ma alla fine non era possibile fare un bonifico: per fortuna la carta di credito del cognato ha fatto il miracolo.

Stavo anche vivendo un periodo stressante sul lavoro, sembrava che la mole di lavoro fosse aumentata in modo esponenziale, sembrava che le persone si divertissero a complicare anche le cose semplici, mi pareva di avere una nuvola nera sopra la testa. Lavorare fino all’una e mettersi a fare le valigie di corsa è stato un ulteriore stress. Dicono che esiste un ormone dello stress: se mi avessero fatto le analisi avrei avuto dei valori da paura.

Check in online come mi avevano consigliato e ci siamo ritrovati in due posti lontani sull’aereo, misure dei bagagli da rispettare e l’ansia di dover pagare la multa, viaggio in macchina non con la mia macchina (più comoda) perché la mia macchina era dal meccanico, arriviamo in anticipo in aeroporto ma l’aereo è in ritardo.

Spengo il cellulare (non lo faccio mai) e cerco di riaccenderlo ma non mi prende il codice, entro ancora di più nel panico, mi viene da piangere.

Mi faccio rabbia da sola, ma sarà mai possibile che io mi faccia prendere da stress e ansia per una cosa bella come andare in vacanza?

Ci penso seduta da sola in aereo mentre il ritardo aumenta… mi giro e lui mi sorride e mi dice di stare calma… ho gli occhi lucidi ma mi viene da ridere… l’aereo decolla… riprovo a accendere il cellulare… funziona.

Ripenso alle parole di un uomo in gamba che mi ha spiegato come il passato ormai è morto, il futuro è una incognita, l’unica cosa è vivere il presente tirando fuori sempre il nostro meglio. Penso a come ho vissuto la mia vita, ai cambiamenti degli ultimi mesi, penso che se ero riuscita a vivere per molte settimane in armonia con la vita posso farlo ancora. Riecco le parole dell’uomo saggio: se sei riuscita a fare una cosa bene in passato ci puoi riuscire di nuovo, il passato dimostra che ne sei capace.

Penso a come spesso siamo noi stessi a complicarci la vita, avevo smesso di respirare nelle ultime settimane (sempre l’uomo saggio mi aveva spiegato che respirare serve a ri-con-centrarsi), avevo smesso di camminare la mattina, avevo smesso di relativizzare la vita, avevo ricominciato a prenderla troppo sul serio.

Questa vacanza è nata male… la vivrò bene!


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