Philofobia

Dopo un fallimento sentimentale che sia stato fidanzamento o convivenza, quando insomma s’interrompe un rapporto sentimentale, lo si vive come una sconfitta, ti senti emotivamente a pezzi, sia che sia stata tu a dire basta o l’altro, c’è comunque un grande dolore.

Quando presi la decisione di dire basta al mio matrimonio non fu una cosa facile da accettare, perché io, pur amando quella persona, la stavo allontanando da me.

Perché quello che prima mi sembrava perfetto mi stava soffocando, schiacciando, non riuscivo ad andare avanti con quel rapporto, mi stavo annientando, ero diventata una me stessa che non conoscevo.

Ho già raccontato una parte dei motivi per cui mi sono separata, stavo con un marito geloso e possessivo, io ero sua e guai a chi mi guardava, io lo giustificavo  dicendomi “Fa così perché ci tiene tanto a te, ti ama”, forse era anche vero ma mi toglieva la dignità, la fiducia, mentre io vivevo letteralmente per lui e per i nostri figli, eppure qualunque cosa facessi era sbagliata, non sapevo più cosa indossare per non farlo innervosire, o come muovermi perché ogni gesto era da lui reputato provocante, era un voler attirare l’attenzione di altri uomini, ma non era così, anzi non è così.

Se una donna ci tiene ad essere curata, messa un po’ carina, non lo fa per gli altri ma solo per se stessa…

Comunque, alla fine ho detto basta, soffrendo molto perché anche chi lascia soffre, non è una liberazione, una cosa che prendi alla leggera, specialmente con dei bambini di mezzo, perché sai che quello che stai facendo non stravolgerà solo la tua vita ma anche la loro.

Poi dopo anni ho divorziato, ricordo ancora la mia battaglia, stavolta con me stessa, mi chiedevo se stavo facendo la cosa giusta. La risposta era dentro di me, perché ora avevo io il controllo della mia vita e, anche se con mille difficoltà, ero finalmente forte, da donna piegata nel matrimonio a mamma single che ha portato a buon fine il suo compito, facendo crescere nel modo migliore i suoi figli, ora adulti, senza mai avergli tolto nulla, neanche la figura paterna, infatti ho sempre coinvolto il padre nelle loro vite e mai, mai li ho allontanati da lui, anzi per loro, anche se io e lui eravamo in case diverse, per le decisioni e l’educazione dei ragazzi sembravamo una famiglia convenzionale, ci trovavamo e parlavamo di loro. Non hanno avuto nessun disturbo psicologico, sono ragazzi equilibrati e, cosa strana ma vera, felici e sereni!

Ora torniamo a noi, questa rottura che ha risvegliato una parte di me che non conoscevo …essere donna, ricominciare da capo, non pensare solo a me come mamma bensì dover prendere atto che mi dovevo rimettere in gioco. Ma non è facile come credevo, accettare un invito e il corteggiamento di un altro uomo, mi sono ritrovata in un ruolo che non mi apparteneva, la protagonista di un film, ma era ora di farlo… accettare i complimenti che ho sempre sdegnato, essere guardata sapendo che c’era un perché,  insomma non ero preparata, ho dovuto prendere coscienza che la vita è questo, che dopo una fine ci deve essere un nuovo inizio.

Ma poi fai conti con quello che mai avresti pensato succedesse in te, hai paura di farti amare o peggio, di amare, perché sai già che porta tanta felicità il darsi a un uomo, amarlo e accettare di farsi amare, ricordi le guerre dentro di te, le tante lacrime, come ti sei sentita quando ti sei separata, la rottura.

Mi sono sentita spezzata veramente, ero un vaso frantumato in tanti piccolissimi cocci e rimetterlo insieme è stata un’impresa mica da poco, ora ho paura di non riuscire a sostenere un altro fallimento, un altro cuore spezzato, allora ahimè fuggo, se m’innamoro trovo una scusa con me stessa per far sì che non debba essere tanto felice, s’innesca qualcosa dentro che mi rende un riccio, cerco di non farmi avvicinare troppo, fuggo, nego telefonate, quasi gioco a nascondino, mi nego.

Ho scoperto che c’è una sindrome il suo nome è “philofobia”, cioè philo da amore e fobia paura quindi paura d’amare …i sintomi ci sono tutti e non mi piacciono per niente, trovo sempre il modo per fuggire, questa cosa mi blocca, non riesco ad andare avanti. Desidero tanto un amore, darne e riceverne, ma poi fuggo, il mio guscio si chiude e divento inaccessibile al mondo maschile, è una forma di auto difesa ma ho la consapevolezza che devo abbattere un muro dentro di me e che non sempre l’amore ti piega e ti reca dolore, che magari piangerai ma anche di gioia, che tutti vivono nell’incertezza, nessuno ha la risposta alla domanda “andrà bene?”

Bisogna fare quel passo se vuoi conoscere la risposta, quindi sarò pronta a rischiare, anche perché la vita stessa è un rischio …ma si vive e basta.

Quindi amare senza porsi domande, o magari darsi la risposta da soli, provarci, altrimenti non lo si saprà mai!

Il mio peggior nemico sono io, e ho intenzione di vincere anche questa battaglia contro me stessa, io ci provo e vada come vada.


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